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lunedì 11 marzo 2013

Non ci credete


Non ci credete.
A quelli che vi dicono che tanto è uguale, che siete voi che sbagliate e siete stupide perché non riuscite a farvene una ragione.
Non ci credete e non mollate mai.
State lottando per qualcosa di veramente importante.
Diventate madri, diventatelo. Fatelo in ogni modo, con la pancia o senza, bio o non bio, omologo o eterologo, di carne o di cuore o entrambi. C’è la possibilità, credetemi, quindi non rinunciate.
Non hanno il coraggio di dirvelo in faccia perché lei poverina, ma questo cambia la vita come non potreste immaginare mai - tanto che a volte, dopo, vi trovereste a pensare No, non lo voglio veramente questo dono. Perché aggiunge una dimensione in più  - la quarta, la quinta e oltre - alla gioia, ma anche al dolore. Perché me l’avessero detto prima, quando ancora mio figlio era solo un sogno ed una lotta, che mi sarei ritrovata a soffiare nasini che non sono miei, a vedere figli in piccoli corpi non usciti da questa pancia. Non ci avrei mai creduto.
Io che non amavo particolarmente i bambini.
Io che mi incazzavo come una iena quando mi dicevano “Ma tanto c’è l’adozione” (e avevo ragione, perché a capire l’adozione, a rinunciare alla pancia ci si arriva dopo un percorso in salita, e guarda caso avere avuto una pancia aiuta moltissimo).
Non credete a chi vi dice che è tardi, che siete vecchie, che dovreste pensare ad altro. Rispondete che state lottando per la vostra vita e chiedete a loro - a chi vi dice di rinunciare - di smettere di respirare, di bere, di mangiare, perché stanno consumando la biosfera che spetta ai loro figli, un domani.
E ai vostri, i figli che metterete al mondo voi, di pancia o di cuore, alla faccia di chi vi esorta a mandare al macero i vostri sogni.


giovedì 23 dicembre 2010

Vaffan...Natale!

Non è detto che Natale sia proprio una festa per tutti, eh? Io ricordo perfettamente certi Natali quando tutti avevano figli o aspettavano figli, tranne la sottoscritta. Ne ricordo un altro, terrificante, che fu l'ultimo passato con il mio ex marito. Alessandra ha anche lei i suoi Natali da cancellare dal calendario. Insomma, abbiamo pensato che se siete felici e contente e gaudiose, trovate ovunnque spazio per esprimere la vostra allegria, anche consumando la carta di credito in giro per negozi. Se invece avete voglia di dire un bel vaffa alle Feste, qui potete farlo. Qui ci ricordiamo di tutti, non solo di quelli a cui va tutto bene.
Qui però vogliamo anche dire che tra un anno è di nuovo Natale, e chissà...

Con infinito affetto, Tanti Auguri!
Blanche e Alessandra
Image: Simon Howden / FreeDigitalPhotos.net

martedì 5 ottobre 2010

Il Nobel per la Medicina al padre della fecondazione in vitro: complimenti e grazie Professor Edwards!

E' di ieri la notizia che il comitato per il Nobel ha assegnato il premio per la Medicina a Robert Edwards. Il dottor Edwards, Professore Emerito a Cambridge, assieme al collega ginecologo Steptoe ha messo a punto la tecnica di fecondazione assistita nota come FIVET, ovvero fecondazione in provetta con successivo trasferimento di embrioni in utero. Tecnica che ha permesso la nascita di circa 4 milioni di bambini da quando è stata creata, di cui si stima almeno 100.000 in Italia.


Tecnica grazie alla quale oggi le coppie infertili possono avere almeno la speranza di coronare il sogno di un figlio.

Questo è il mio blog, qui sono a casa mia e qui è vietato fare qualunque altra cosa che non sia alzarsi in piedi e applaudire, con gli occhi pieni di lacrime di commozione. E sempre visto che sono a casa mia, a chi si permette di dire il contrario auguro di provare il gusto amaro dell'infertilità. E se è fuori età per provarlo direttamente, che lo provi tramite un figlio o una figlia. Almeno per oggi, mi permetto di essere poco tollerante. Oggi proprio non ho voglia di sentire le solite stupidaggini (e mi sono trattenuta...) di cui ho già fatto il pieno ai tempi della legge 40.

Mio figlio è stato concepito naturalmente, ma io sono una miracolata, una che è stata graziata, o al massimo una che ha il solo merito di non essersi mai arresa e aver sempre cercato il pelo nell'uovo. Ma penso alle centinaia di donne che ho incontrato e che non avrebbero nessuna alternativa (e sottolineo: nessuna! Nemmeno l'adozione!) senza gli studi di Edwards. Penso ai bimbi delle mie amiche che non ci sarebbero, senza Edwards. Non esistono parole per dire la riconoscenza che provo.

Guardo mio figlio che gioca seduto sul tappeto col suo trenino. Sento un'onda di armonia e tenerezza invadermi, come se il centro dell'Universo fosse seduto proprio lì e indossasse proprio quei pantaloncini lì. Sento il cuore espandersi, perché da quando sono diventata mamma tutti i bambini del mondo sono miei figli. E, anche se mio figlio è stato concepito naturalmente, dico forte e chiaro, con commozione: grazie professor Edwards.

P.S.: Sulla sensatezza dei commenti di PapaRazzi e Compagnia, leggere qui

Image: FreeDigitalPhotos.net

mercoledì 18 agosto 2010

10 Parole Importanti

...Sono una bugiarda :-)
Non appena ho avuto un pc sottomano, non ho resistito ed eccomi qui nonostante i miei s-propositi vacanzieri.
Solo che dovevo raccontarvelo: ieri apro la posta e trovo una mail di Mr. Wonder. Brevissima:
Ciao B.Amore. Quando vuoi, scrivimi 10 parole importanti. Bacio.
Sono, pure queste, 10 parole in tutto e da quando le ho lette non riesco a pensare ad altro (fetente di un Mr. Wonder...tu lo sapevi!). Perchè non mi chiede dieci parole qualsiasi: vuole dieci parole importanti.  E scrivere così ad una persona che pensa che le parole sono comunque importanti, scatena un mostro. Importanza di cose già importanti: vuol dire riflettere al quadrato, scegliere i contenuti importanti e poi attaccarci le parole importanti. Vuol dire ripensare alla Lista delle Priorità, perché me ne ha concesse solo 10. Come se avessi 10 biglietti per l'arca di Noé: chi ci porto a bordo? Chi salvo e chi lascio ad affrontare il Diluvio?
Dare 10 nomi? No, mi rifiuto. Ingiusto, crudele, riduttivo di tutto l'amore disponibile a questo mondo.
Così sono qui incerta tra lasciar andare il cuore a ruota libera o comporre una sorta di decalogo esistenziale personale.
Praticamente mi ha dato il compitino delle vacanze: lo sapeva, l'innocente, chi ci sarei cascata con tutte le scarpe, che mi ci spaccherò sopra la testa fino a quando non potrò dire a me stessa che le parole sono proprio quelle perfette, quelle che si possono scolpire nella pietra, quelle che sono pietre.
Quando torno a casa facciamo i conti!

E voi: quali sono le Vostre 10 parole importanti? Voi siete capaci di rispondere?
Buonanotte
B.
Image: Michelle Meiklejohn / FreeDigitalPhotos.net

martedì 10 agosto 2010

Via dal Nido

L'ultimo venerdì di luglio è stato l'ultimo giorno di asilo nido per il Cucciolo.


L'ho accompagnato come ogni mattina: gli stessi gesti da due anni a questa parte. Controllare che nello zainetto ci sia tutto, il cambio e dei giochini, perché poi va a prenderlo la nonna. Quella santa donna può aver bisogno di generi di conforto per sopravvivere allo Tsunami-baby fino a quando io o Mr. Wonder riusciamo ad andare a recuperarlo.

Scendere in garage carica come un somaro, anzi come Hi-Ho per restare in tema, ma con una mano rigorosamente libera per poter prendere la sua manina. Salire in macchina ed allacciarlo e concludere l'operazione con un bacio sulle guanciotte.

Parcheggiare, e lui già scalpita perché i suoi amichetti sono fuori a giocare in giardino, li ha visti e non si tiene più. “Mamma vojo cenne! MAMMA VOJO CENNE!” urla il mio Lidér Maximo.

Entriamo e lui si arrampica sulla casetta di legno seguito da un paio di discoli come lui.

Io abbraccio in silenzio la sua educatrice, sperando di riuscire ad evitare le lacrime... Niente da fare, eccole là.

La maestra (si, la chiamo ancora maestra, all'antica, mi piace e sa di dolce) mi allunga una cartellina azzurra piena di disegni -”disegni” è una parola grossa- e ritagli; davanti c'è il nome del Cucciolo. Poi un pacchetto azzurro con il Tigro davanti

mercoledì 4 agosto 2010

In futuro sempre più Mamme Over 40

Lo stanno commentando tutti, a quanto pare non posso esimermi: noblesse oblige :-)
L'articolo è questo e sono certa che lo avete già letto in tutte le salse e con tutti i commenti possibili, inclusi quelli in puro stile giornalistico che tanto mi danno sui nervi di solito.

Visto che è già stato detto tutto, permettetemi di aggiungere solo due parole “à la Blanche”.

Alla fin della fiera l'articolo offre un'interessante considerazione sulla maniera in cui la consuetudine -nonchè necessità evolutiva- del matrimonio in giovane età ha creato, secondo i meccanismi darwiniani di selezione della specie, donne che si riproducono meglio in età giovane.

Le nuove abitudini della nostra società invece, alla lunga -salvo estinzione prematura per insufficiente numero di figli- andranno a privilegiare le donne capaci di riprodursi in età matura, che quindi aumenteranno sempre più perché lasceranno questa impronta genetica nel DNA dei loro figli.
(Presumo quindi che si tratterà di donne con un'ottima qualità ovocitaria, in grado di farsi un baffo delle ingiurie degli anni)

Conclusione: ALLELUJA! Non saremo più mosche bianche :-)
Con buona pace delle bacchettone e dei bacchettoni che ci criticano perché “siamo troppo vecchie per fare figli, le mamme nonne, li lasceremo orfani presto & via così”
Tiè... Tra un po' le mosche bianche sarete voi!

mercoledì 28 luglio 2010

Tra poco è Capodanno, facciamo buoni propositi

No, non sono impazzita... Sono serissima. Per me il Capodanno non avviene il 31 dicembre, ma qualche giorno non precisato del mese di settembre. Perché è solo prima di settembre che c'è un vero stacco -le sudatissime e meritatissime ferie- , ed è solo a settembre, massimo ottobre, che tutto comincia. Iniziano le scuole di ogni ordine e grado, si cambia lavoro, ci iscrive a palestre corsi attività di ogni genere, si fanno abbonamenti a teatri cinema cineforum massaggi biblioteche programmi di auto-aiuto e chi più ne ha più ne metta. L'etere risuona di nuove idee, voglia di cambiamento, desideri che esplodono e sensazioni più o meno veritiere che sarà il momento buono, l'anno giusto, il momento fortunato in cui la ruota gira finalmente dalla parte giusta. Dimagrirò, troverò l'amore, avrò un figlio, farò la scelta giusta, qualunque essa sia. Fantastico dolce settembre.

Io avevo l'abitudine di comprare solo agende che cominciano da settembre, tipo la QuoVadis Universitaire, che ho poi tradito in tempi più recenti a causa di un colpo di fulmine per le Moleskine, tutte quante. Ma mi piaceva da morire andare a comprarmi l'agenda nuova. Cominciavo a cercarla già da luglio, perché quella che piaceva a me spariva in un batter d'occhio. Poi ci scrivevo davanti un motto, ci incollavo un ritaglio di giornale bello da vedere oppure particolarmente significativo oppure tutte e due le cose. Ci mettevo delle ore a scegliere sia il motto che la figura, perché mi pareva che quella scelta avrebbe dato la sua impronta particolare a tutto l'anno che doveva venire.

Frontespizio dell'agenda 2005-2006: una nidiata di gattini di tutti i colori. La frase che avevo scelto per l'inizio:

venerdì 16 luglio 2010

Apparenze

Non giudicate dalle apparenze, spicciolo di saggezza quotidiana, precetto del catechismo di quando eravamo piccoli, dura lezione imparata in gioventù da fidanzati tutti chiacchiere e distintivo.


Ripassiamo un attimo.

Prendiamo ad esempio Mr. Wonder (non sai chi è Mr. Wonder? Clicca qui). Il mio caro socio al 50% visto da fuori fa il bancario col capello corto. Non mette la cravatta solo perché si occupa di sistemi, database, tutela dati e altre cose troppo difficili da ricordare per il mio neurone in vacanza. Comunque, niente a che vedere con quello che fa nel suo tempo libero.

Definizione di tempo libero di Mr. Wonder: dalle 5.50 alle 6.50 di mattina e dalle 21.30 alle 22 della sera. Il resto della giornata fa -egregiamente devo dire- il padre di duenne, il padre di adolescente, il marito di rompiscatole, e ultimamente visto che stiamo ristrutturando casa fa anche l'imbianchino, l'idraulico, il facchino e il buyer. Per riposarsi va in ufficio le sue otto ore, lì fortunatamente deve solo lavorare.

Dicevo, niente a che vedere con quello che fa nel suo tempo libero. Lui pratica yoga e meditazione e studia i testi principali. Alla mattina medita, alla sera studia. Finita l'Autobiografia di uno Yogi di Paramhansa Yogananda, ha attaccato con Mircea Eliade -un mattonazzo, detto tra noi, di rara densità e peso specifico.

Parola mia che Mr. Wonder non si veste di arancione, ha i capelli cortissimi, non porta strane collane e non ha il Terzo Occhio segnato tra le sopracciglia. Ergo: non giudicate dalle apparenze, il vostro guru potrebbe trovarsi seduto alla scrivania di fronte alla vostra.

Seconda lezione: il tristone in vacanza con la mamma.

Sono i nostri vicini di tavolo in albergo. Lui ha tra i trenta e i quaranta anni, aspetto gradevole e pacifico, la mamma magra magra e pallida pallida, ultrasettantenne non proprio ben conservata, se lo cova con gli occhi e di tanto in tanto racconta le imprese del pupo da piccolo, a commento e corollario delle imprese del Cucciolo a tavola. Così su due piedi sembra una malinconia, ma una malinconia...

Per farla breve, dopo qualche chiacchiera di buon vicinato veniamo a scoprire che si trovano in vacanza proprio qui perchè lui assiste ad un festival nazionale di Cabaret, al quale l'anno scorso ha partecipato arrivando in semifinale. Scopriamo che ha cominciato come imitatore ma preferisce far ridere la gente cucendosi addosso personaggi come il medico cinese o il venditore di auto, scopriamo che è gentile e simpatico e combinazione lavora nello stesso settore di Mr. Wonder.!

Forse che il luogo comune secondo il quale il settore bancario genere “Mostri” di vite parallele è vero? In attesa di uno studio randomizzato in merito, io e Mr. Wonder ci ricordiamo nuovamente l'un l'altro di non giudicare dalle apparenze.

Terza lezione, brevemente sennò è egocentrismo: io. Mi lascio passare molto volentieri per una capra informatica in ufficio, per una serie di ragioni che non sono rilevanti qui, e nessuno immaginerebbe mai che esiste questo blog, Pure io ho una secondo vita :-) eh eh eh, e dietro la mia maschera di key account si nasconde l'anima di Nonna Papera.

Concludo con quella che per me è la Lezione di oggi.

Sto leggendo Lo Scafandro e La Farfalla, di Jean-Dominique Bauby, edizioni Ponte alle Grazie. Credo lo ricordiate tutti, è la storia di un giornalista, scrittore, editor che a seguito di un incidente vascolare resta completamente paralizzato, imprigionato dentro il suo corpo nella LIS (Locked-In Syndrome) e comunica col mondo esterno per mezzo del battito delle ciglia del suo occhio sinistro. Riporto testualmente, dal capito che si chiama “Il Vegetale”

“Sai che B. è diventato un vegetale?” diceva uno. “Certo che lo so.Un vegetale, si, un vegetale”. La parola vegetale doveva essere dolce al palato di questi àuguri perchè era stata ripetutra più volte tra due bocconi di welsh rarebit.


Quanto al tono, sottintendeva che solo un beota poteva ignorare che ormai io appartenevo più al genere delle primizie che alla compagnia degli uomini. Eravamo in tempo di pace. Non si fucilavano più i portatori di false notizie. Se volevo provare che il mio potenziale intellettuale era rimasto superiore a quello di una scorzonera, dovevo contare solo su me stesso.


Così è nata una corrispondenza collettiva che seguo di mese in mese e che mi permette di essere sempre in comunione con coloro che amo. Il mio peccato d'orgoglio ha portato i suoi frutti. A parte qualche irriducibile che mantiene un silenzio ostinato, tutti hanno capito che mi si può raggiungere nel mio scafandro (alla faccia delle apparenze, n.d.r.) anche se talvolta mi trascina verso i confini di terre inesplorate.


Ricevo lettere di grande valore. Le aprono, le spiegano e le mettono sotto i miei occhi secondo un rituale che si è stabilito col tempo e conferisce all'arrivo della posta il carattere di una cerimonia silenziosa e sacra. Leggo ogni lettera io stesso scrupolosamente. Certe non mancano di gravità. Mi parlano del senso della vita, della supremazia dell'anima, del mistero di ogni esistenza e, per un curioso fenomeno di rovesciamento delle apparenze, sono proprio coloro con i quali avevo costruito rapporti futili che incalzano con queste domande fondamentali. Ero cieco e sordo oppure è necessaria la luce di una disgrazia a rivelare un uomo nel suo vero aspetto?”

Chapeau. Nient'altro da dire per oggi.

sabato 10 luglio 2010

Vacanze

Sono la più sfigata delle mamme del Web :-)


Quelle vere, le mommyblogger serie, in questo periodo salutano, vanno in vacanza e non si portano nemmeno il notebook, tanto hanno prodotto durante l'anno.

Io invece faccio ridere: mi sono portata il notebook e poi, siccome non sono comoda a scrivere sulla tastiera piccola, anche tastiera, mouse, hub, hard disk esterno, quaderno grande Moleskine per appuntare le idee, tre chiavi USB, un lettore Mp3, due cellulari e mi pare basti così.

E faccio ancora più ridere perché, esattamente come a casa, per scrivere devo aspettare che il Cucciolo dorma e che nessun altro abbia niente da reclamare.

Insomma sono una vampira, che va pure di moda adesso: opero con il favore delle tenebre.

Ed è anche bello che io riesca a scrivere di notte! Qui almeno il cucciolo si sfinisce in spiaggia tutto il giorno; oggi addirittura per non perdere una meravigliosa giornata di mare ha saltato il riposino. Di giorno boia chi molla, ma almeno la sera dopo il canonico giro sulle giostrine del lungomare ( 5 euro ogni sera, il nostro mutuo aggiuntivo) cade addormentato stecchito. Santa spiaggia: a casa a volte ci mette un'ora e mezza per addormentarsi, il criminale. Ci addormentiamo prima io e suo padre mentre leggiamo il Re Leone a lui.

Chi lo avrebbe mai detto? 5 anni fa, single, le mie vacanze erano tutte barca a vela e perizoma. La riviera romagnola, roba da sfigati e neanche nominarla: quando ci accontentiamo è Sardegna, arcipelago della Maddalena. Mojito al tramonto e balli in tolda al chiaro di luna.

Adesso l'odore di fritto e il vociare delle bancarelle salgono su fino al balconcino della camera al primo piano, vista mare ma non fronte mare, troppo costosa. Hotel carino ma nel budget, abbiamo comprato casa e non abbiamo più nemmeno le famose pezze là dove non batte il sole. Riviera romagnola, dove c'è tutto per i bambini -incluse le famigerate giostre vampire, pure loro operano dal calare del sole in poi!- il pediatra a portata di mano e le farmacie sempre aperte, anche se da casa mi sono portata l'impossibile quest'anno. Prezzi decenti, pensione completa, così non dobbiamo pensare a niente se non -poco poco eh?- correre dietro tutto il giorno al duenne scatenato.

Oggi finito il turno di papà ho cominciato io e ho pensato bene di coinvolgerlo in un castello di sabbia da almeno quattro torri. La mia vena creativo-architettonica ha cominciato a gonfiarsi d'orgoglio come non succedeva da almeno quattro decenni, ma il Lider Maximo l'ha stroncata subito: armato di innaffiatoio, mi ha alluvionato almeno otto torri che io mi ostinavo a ricostruire dove l'inondazione le appiattiva. Manco il castello di sabbia è permesso, accidenti.

Confesso. A parte la frustrazione della vena architettonica, mi sono divertita una cifra.

Non è per niente un bel periodo. Niente di grave, niente di tragico, ma nemmeno niente che vada a gonfie vele o che almeno vada avanti da solo senza calci nel sedere. Tanta fatica, quasi disumana a tratti, pochi risultati, ingiustizie palesi, qualche problema di salute a ricordarmi che, incredibile ma vero, perfino io (che ero senza ombra di dubbio immortale fino a cinque minuti fa) sto in realtà invecchiando. Un po' di depressione da fine capitolo, da punto e nemmeno a capo, punto e basta con tante cose che ormai sono andate così e non c'è più niente da fare.

Qualche momento in cui pensi che tanta fatica non può avere senso, e che magari una mattina una scoreggina solare cancella la Terra e tutto ciò che contiene, incluse le cartelle esattoriali e i capi rompiscatole, ma tanto poi non sei più lì a goderne i vantaggi.

Un po' di depressione da stanchezza acuta, quando pensi che devi stare su per forza perché hai messo al mondo un figlio, se no sai quanti bei vaffa esistenziali che volerebbero nell'attesa indolente di tempi migliori.

Invece poi tirando su palettate di sabbia bagnata ti scopri a sorridere da sola e a discutere con 13 kg di pelle e ossa del perché quella torre debba stare su invece di venire inondata; pensi che magari nell'ultimo periodo la stanchezza ti ha fatto smarrire il senso delle cose, ma che davanti a un castello di sabbia chi se ne frega del senso delle cose (e giù un'altra palettata). Pulisci uno schizzo di sabbia sul naso del tiranno duenne, e pensi che se niente ha senso allora tutto ha senso, e questo castello di sabbia è il centro dell'universo e un'unica stella ci danza intorno col secchiello in mano.

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